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Mercoledì, 11 Ottobre 2017 10:57

Vuoto a rendere: una pratica amica dell’ambiente

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Vuoto a rendere Vuoto a rendere

Dal 10 ottobre il vuoto a rendere finalmente ritorna in Italia anche se in via sperimentale per un anno. Il vuoto a rendere era un'usanza molto comune in passato e parte integrante della routine quotidiana. Purtroppo, con l’avvento del boom economico, delle bottiglie in plastica e del consumismo questa pratica è stata messa da parte fino a sparire del tutto.

Cos’è il vuoto a rendere?

Il vuoto a rendere è una pratica dai molteplici vantaggi che consiste nel restituire le bottiglie di plastica e di vetro, di acqua e birra, nei locali, bar, ristoranti e supermercati che aderiscono all'iniziativa, anche se comprate altrove.

Al momento dell'acquisto del prodotto viene pagata una piccola cauzione che viene poi rimborsata quando si restituisce la bottiglia vuota nell'esercizio commerciale aderente all'iniziativa.

Gli esercenti che aderiscono all’iniziativa si distinguono da quelli che non aderiscono perché applicano un il simbolo del vuoto a rendere che indica proprio l’adesione alla pratica del vuoto a rendere.

Dimensioni delle bottiglie e importo cauzione vuoto a rendere

Con il vuoto a rendere, attualmente, non vengono accettati tutti i formati di bottiglie ma solo quelli che vanno da 0,2 l a 1,5 l in plastica e vetro. La cauzione invece è restituita in funzione del formato della bottiglia.

Ecco i formati e gli importi:

Volume (l)

Importo (€)

0,2

0,05

0,25

0,07

0,33

0,10

0,5

0,15

0,66

0,17

0,75

0,19

1

0,25

1,5

0,30

Quali sono i vantaggi e gli obiettivi del vuoto a rendere?

I vantaggi del vuoto a rendere sono molteplici e a trarne i benefici è soprattutto l’ambiente. Ecco i principali:

  • Sensibilizzazione sul riuso e sul riciclo;
  • Risparmio di risorse energetiche e diminuizione produzione di nuove bottiglie;
  • Limitazione dell'impatto dei materiali di scarto sui rifiuti;
  • Riduzione dell’inquinamento ambientale, in particolare atmosferico e idrico;
  • Riduzione emissioni di CO2 dovute al trasporto dei prodotti;
  • Risparmio economico;
  • Riduzione spesa pubblica per lo smaltimento dei rifiuti.

Il vuoto a rendere nel passato

Il vuoto a rendere ha origine intorno agli anni ’50 quando era un’usanza comune riportare le bottiglie agli esercenti per farle riempire di nuovo pagando solo il prezzo del prodotto o restituire le bottiglie e ricevere la cauzione.

Dagli anni ’60 e ’70 in poi, invece, a causa del boom economico e del consumismo, i prodotti in plastica come piatti, bicchieri, posate e bottiglie sono diventati insostituibili nella vita quotidiana perché, essendo usa e getta, non vanno lavati e quindi consentono di risparmiare tempo.

Durante gli anni ’90 il vuoto a rendere diventa quasi un sinonimo di povertà e riportare le bottiglie agli esercenti viene vista come una pratica di cui vergognarsi. È proprio tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 che il vuoto a rendere scompare.

Al giorno d’oggi, a causa dell’eccessivo inquinamento ambientale e del consumismo esagerato, è giusto ritornare a praticare il vuoto a rendere, soprattutto per il bene dell’ambiente e della nostra salute.

Letto 14384 volte Ultima modifica il Mercoledì, 11 Ottobre 2017 13:59

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